Quali soft skills per il lobbista?

Il principale concetto da cui partiamo è quello che si tratta di una professione manageriale.
L’etimologia della parola rimanda al latino manu agere ovvero “condurre con la mano”, quindi alla capacità di condurre e di accompagnare, un’azione fatta insieme, con e non su qualcuno: la libertà di scelta della persona rimane intatta.

L’altra parola chiave  è “influenzare”, scorrere dentro, quindi inserirsi nello fluire dei processi, portando il proprio contributo di idee, posizioni, opzioni, interessi, visioni, immettendo elementi ulteriori nel percorso decisionale, arricchendolo per uscire dalle pastoie dell’approccio dilemmatico.
Le capacità di condurre ed influenzare attengono alla sfera delle soft skills del lobbista, da distinguere in maniera inequivocabile dalla manipolazione, l’intrigo cui spesso viene associata questa professione.

L’approccio manageriale alla lobby si basa quindi sulle conoscenze, sul sapere e saper fare, e,evidentemente, sul saper essere in maniera efficace nelle relazioni, nei contesti proprio perché “Il lobbista lavora in un sistema dinamico complesso e non lineare perché si basa su una continua interazione (negoziazione) con una pluralità di soggetti terzi di cui non può controllare, ma solo provare a prevedere, i comportamenti. Ogni incontro con un interlocutore istituzionale determina un cambiamento del campo di gioco e la natura di tale incontro è a sua volta definita dal nostro comportamento, dunque dai nostri sentimenti e contenuti”  – tratto da Il lobbista, un allenatore come Mourinho
La capacità di influenzare, quindi, è uno degli strumenti principali di un processo di negoziazione, attività in cui il lobbista si trova quasi quotidianamente.  Le esigenze degli stakeholder e quelle delle istituzioni vanno costantemente messe in comunicazione, reciprocamente, per far comprendere agli uni e agli latri le ragioni, gli interessi  le opportunità e i rischi di una decisione.
Il lobbista è quindi un negoziatore, un mediatore tra istanze diverse, un facilitatore in grado di coniugare, collegare e confrontare e per questo, nelle sue competenze ha la capacità di esplorare e mappare il territorio dei diversi interessi in gioco, per proporre letture e scenari possibili e, in questi scenari, trovare i punti di equilibrio possibili e realistici.
«I lobbisti sono quelle persone che per farmi comprendere un problema impiegano dieci minuti e mi lasciano sulla scrivania cinque fogli di carta. Per spiegarmi lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni e decine di pagine» questo dichiarava J.F.K identificando in maniera diretta e chiara un’altra skill del lobbista, ovvero la capacità di sintesi. In un mondo dove il tempo delle decisioni è ridotto al minimo la capacità di fornire al proprio interlocutore le informazioni chiave in modo sintetico e preciso può fare la differenza.
Capacità di Influenzare, Mediare, Negoziare e di Sintesi. Queste sono solo alcune skills che un bravo lobbista deve saper sviluppare. Di questo  e di altro, si parlerà nel seminario di Aprile.
Andrea Rogazione
Direttore Academy Cattaneo Zanetto & Co